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giovedì 23 maggio 2019

Anche Via Torlonia tra le strade a rischio alberi

Roma, alberi killer in aumento, denuncia dei Municipi: 50mila a rischio crollo
ROMA > NEWS
Mercoledì 22 Maggio 2019 di Camilla Mozzetti
Il Messaggero



C'è un mostro che come un pachiderma giace sulle strade di Roma e giorno dopo giorno diventa più pericoloso. È il mostro dell'emergenza degli alberi non manutenuti dall'amministrazione capitolina. Ben 50 mila piante contate solo nel I e II Municipio sono a rischio crollo perché non potate da anni. E ora, al netto delle temperature degli ultimi giorni, il rischio che possa venir giù qualche ramo, o addirittura un albero intero, è più che reale giacché le piante sono state appesantite dal fogliame di stagione.

sabato 19 gennaio 2019

IL PLATANO TAGLIATO IN VIA NOMENTANA

18 gennaio 2019 - 21:06 . Nomentana . Ambiente Tagliato il grande platano davanti Villa Torlonia. Questo il motivo Il platano tagliato in via Nomentana “Era un platano centenario e l’hanno abbattuto. Le sue radici disturbavano le tubature sotterranee, causando una perdita d’acqua ma, una volta sistemato il danno, mi chiedo perché sia stato tagliato via un albero che aveva circa duecento anni”. A spiegarlo a RomaH24 è Paolo Peroso, presidente dell’associazione di quartiere Amici di Porta Pia e commerciante nella zona. Risale a martedì scorso, 15 gennaio, l’intervento d’emergenza dei vigili del fuoco, che hanno abbattuto il grande platano cresciuto sullo spartitraffico di via Nomentana, all’altezza dell’ingresso di Villa Torlonia. “Perdere piante del genere è un peccato per il patrimonio della vegetazione di Roma – commenta Peroso -. L’amministrazione di questa città dovrebbe essere esemplare nella manutenzione del verde verticale”. http://romah24.com/trieste-salario/news/tagliato-il-grande-platano-davanti-villa-torlonia-questo-il-motivo/

giovedì 24 dicembre 2015

Villa Massimo da tre anni è chiusa

sostieni la petizione per la riapertura di Villa Massimo

http://blog.libero.it/villamassimo/

venerdì 31 luglio 2015

Villa Paganini, deserto metropolitano

DEGRADO

Villa Paganini, deserto metropolitano
Prati secchi, vandali, sporcizia

In un anno il giardino sulla via Nomentana è stato come raso al suolo dalla totale incuria. Due signore una volta a settimana lavano il fondo di una fontana. «Alessandro Gassmann, vieni a ramazzare con noi. In calzoncini e canotta...»

di Fabrizio Peronaci

 

Il ponticello di Villa Paganini nel 2014 e oggi

Era stata riaperta una decina d’anni fa, dopo un felice restauro svolto in collaborazione con la sovrintendenza comunale. Un gioiello: fiori, piante lussureggianti, prati verde smeraldo, laghetti, zampilli e una grotta-ninfeo, secondo il modello del giardino romantico tardo Ottocento. Villa Paganini, via Nomentana. L’orgoglio dei residenti nella zona. Due ettari e mezzo di oasi cittadina, oggi travolti dall’incuria e dal degrado. La «trasformazione» del parco un tempo di proprietà del cardinale Giulio Alberoni è tutta in due foto scattate dai frequentatori: la prima risale a un anno fa, la seconda a ieri. Oltre la staccionata metallica, in dodici mesi, è avvenuto un disastro: l’incantevole pratino stile Stoccolma è una sterrata, la ridente staccionata cade a pezzi. E ancora: piante secche, vialetti sconnessi, sporcizia, atti di vandalismo contro muretti e fontane. Il salice non piange più: è morto.

 

Sotto accusa il Servizio giardini

L’effetto «desertificazione» è impressionante. Tutti puntano il dito contro il Servizio giardini, uno dei settori dell’amministrazione più colpiti da guai e inefficienze. «Sono mesi che non viene nessuno, il degrado era inarrestabile e allora ci siamo dette: intanto rimbocchiamoci le maniche». E’ stato un gruppo di donne abitanti nel quartiere Trieste, che da sempre si incontra a Villa Paganini con i cani, a dare il via alla «ramazzata». Un paio di volte al mese si danno appuntamento attorno alla fontana sul lato opposto a via Nomentana e la puliscono a fondo: varechina e olio di gomito.

 

martedì 23 dicembre 2014

Due piccioni con una fava

Il crollo di un leccio sul lato disabitato di via Torlonia ha travolto anche uno dei cartelloni pubblicitari che la sfigurano. Due colpi in uno, la nostra strada è liberata da due degli elementi che la imbruttiscono.
Speriamo che anche gli altri lecci seguano la stessa sorte, o che il Comune ci tolga questo bosco che ci impedisce di guardare il cielo.

sabato 2 marzo 2013

Via Crucis laica tra gli scempi del III Municipio



Si è svolta oggi la Via Crucis laica tra gli scempi del III Municipio, una manifestazione di impegno e partecipazione civile promossa dai cittadini aderenti ai vari comitati di salvaguardia dei Quartieri Nomentano e San Lorenzo, una prima preziosa occasione di confronto e conoscenza tra di noi.

lunedì 28 marzo 2011

Partecipazione consiglio straordinario del Terzo Municipio su Villa Blanc

Ora
mercoledì 30 marzo · 16.30 - 18.00


Luogo
Via Goito 35


NOTA SU VILLA BLANC: Il complesso situato in Via Nomentana 216 in Roma è costituito da oltre quattro ettari di parco con specie pregiate delimitato da Piazza Giovanni Winckelmann, Via Ridolfino Venuti, Via Onofrio Panvinio e Via Giuseppe Vasi. Al suo interno sono presenti un casino nobile realizzato alla ...fine dell'Ottocento con criteri stilistici, dal classico al rinascimentale al pre-liberty, innovativo per l'epoca ed assolutamente unico nel suo genere e altri edifici minori. Dal 1953 l'area è sottoposta a vincolo ambientale e paesaggistico e dal 1974 il parco è classificato come verde pubblico. Dal 1997 la proprietà, tuttora in condizione di forte degrado, è passata per la somma di 6.5 miliardi di lire all'università privata LUISS, che ha successivamente presentato un progetto per il trasferimento della facoltà di Economia ed i relativi servizi nella Villa, chiedendone contestualmente il passaggio di destinazione d'uso da verde pubblico a servizi. Il nuovo Piano Regolatore Generale di Roma ha confermato la destinazione d'uso a verde pubblico sull'intera area di Villa Blanc. Dal 2002 al 2008 sono state condotte delle trattative tra la giunta capitolina e la LUISS per il trasferimento dell'intero complesso al Comune di Roma, senza alcun esito.

NOTA SUL COMITATO VILLA BLANC: Formatosi spontaneamente nel 2001 per iniziativa di cittadini del Nomentano-Lanciani a valle della delibera del commissario straordinario al Comune di Roma numero 37 del 2001, il Comitato Villa Blanc ha come obiettivo quello di riportare l'attenzione delle istituzioni e del pubblico il problema della Villa storica sulla Via Nomentana in Roma, mai resa accessibile ai cittadini nonostante i vincoli urbanistici e paesaggistici. Dopo aver raccolto circa 2200 firme per evitarne la trasformazione in campus universitario e sollecitare un intervento politico che consenta al pubblico di usufruire per intero delle bellezze artistiche e ambientali di Villa Blanc, il Comitato si è reso disponibile a delineare con le autorità e gli enti competenti, un utilizzo del complesso compatibile con le caratteristiche storico-artistiche e urbanistiche dell'area ove sorge la Villa. Oltre a vari interventi sui principali mezzi di informazione ed al sito Internet www.villablanc.it (candidato al Premio Web Italia 2004 nella sezione Cultura), nel Giugno 2003 ha organizzato il convegno "Villa Blanc Un patrimonio da salvare per i cittadini", patrocinato dalla Presidenza del Municipio Roma 3, al quale hanno partecipato autorevoli esponenti del mondo culturale, sociale e politico e nel 2007 ha presentato con l'Istituto di Istruzione Superiore "Giosuè Carducci" di Roma, l'incontro "Villa Blanc: una questione irrisolta", nell'ambito del progetto "La Scuola adotta un Monumento".


martedì 16 gennaio 2007

Memoriale dell'Olocausto alla Stazione Centrale di Milano: un'idea anche per Roma

Il 16 gennaio 2007 il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, inaugura a Milano il Memoriale dell'Olocausto, al binario 21 della Stazione Centrale, luogo denso di memoria e di dolore: da lì infatti partirono i vagoni piombati carichi di ebrei per i campi di sterminio.

Era così irragionevole, dunque, chi proponeva di situare l'erigendo Museo della Shoah di Roma alla Stazione Tiburtina, che fu per le vittime del nazismo il luogo di partenza e per molti del non ritorno?
Perchè l'Amministrazione Veltroni insiste nel proposito di nascondere il Museo della Shoah nel verde di Villa Torlonia?

lunedì 25 luglio 2005

Cemento a Villa Torlonia? No grazie, anche se è a fin di bene...

Per molti anni gli abitanti del Nomentano hanno lottato per salvare dalla speculazione edilizia un terreno adiacente a Villa Torlonia, dietro la Casina delle Civette.
Nel 2005 il Comune ha deciso di acquistare quel terreno e destinarlo all’edificazione del Museo della Shoah. Il fine è certamente più nobile, ma la sostanza non cambia: il risultato sarà pur sempre la cementificazione di un’area verde a ridosso di una villa storica, con importanti preesistenze archeologiche, in un quartiere per di più già congestionato dal troppo terziario.
Non siamo contro il Museo della Shoah: si deve certamente fare, ma in luoghi che abbiano maggiore attinenza al dramma dell’Olocausto: per esempio al Ghetto, oppure alla Stazione Tiburtina, da dove partirono i vagoni per i campi di concentramento. Villa Torlonia non ha bisogno di altro cemento.

Quella del lotto di terreno vicino a Villa Torlonia è una classica storia di speculazione edilizia anni 60, degna di un film di Alberto Sordi:

Negli anni 60 il vicino convento di Monache vende il suo orto a una società immobiliare, che prepara piani di sviluppo edilizio. I residenti, e il Comitato di Quartiere fanno battaglie, petizioni, ricorsi, bloccando la cementificazione finché l’anno scorso il Consiglio di Stato, del tutto inaspettatamente, e invertendo una precedente giurisprudenza, dà ragione alla proprietà immobiliare, che comincia lestamente a gettare le fondamenta di un edificio per uffici e residenze.
Ciò proprio dietro la Casina delle Civette, e in un terreno dove sono presenti numerosi reperti archeologici, che alcuni operai affermano essere stati rinvenuti e sollecitamente distrutti. C’è il tracciato della antica Via Nomentana e ci sono anche le Catacombe di Villa Torlonia a pochi passi.

Il Comune decide di fermare i lavori e di offrire alla proprietà immobiliare un altro terreno edificabile in permuta. Invece di destinare l’area a verde pubblico e a zona di rispetto monumentale, inopinatamente il Comune decide di edificarvi il Museo della Shoah.

Domanda: se il terreno viene edificato per un uso pubblico anziché per uno privato, cosa cambia all’atto pratico? Sempre cemento nel verde è…

Noi residenti diciamo basta a questa urbanistica dell’estemporaneo, fatta senza pianificazione né discussione democratica, e senza valutazioni dell’impatto di un’opera. Qui c’è già così tanto traffico, perché la zona è stata trasformata selvaggiamente ad uso uffici. Cosa diventerebbe con torme di scolaresche e di visitatori?

Nessuno provi a dire, per favore, che siamo i soliti "Nimbies", quelli che dicono "dovunque ma non nel mio giardino". Noi residenti abbiamo difeso – e continueremo a difendere – Villa Torlonia per tutti, non solo per noi stessi. Il “nostro giardino”, in questo caso, non è affatto 'solo nostro' , ma è un Parco pubblico di 14 ettari a servizio di tutta la città.

Sarebbe facile scambiare la contrarietà alla cementificazione di Villa Torlonia con qualche equivoca manifestazione antisemita. In parole povere, non siamo contrari al Museo della Shoah, siamo contrari alla cementificazione di Villa Torlonia.

Pertanto abbiamo prospettato soluzioni alternative.
Vicino al Ghetto ci sono i depositi dell’Opera al Circo Massimo, che durante la candidatura olimpica si pensava di destinare ad un Museo dello Sport. Se poteva andarci il Museo dello Sport può andarci il Museo dell’Olocausto.
Alla Stazione Tiburtina invece c’è molto spazio libero, ed è un’area che sarà sottoposta nei prossimi anni a un radicale ridisegno architettonico ed urbanistico, ottimamente collegata anche con la metropolitana.

Queste due ipotesi non vanno bene? Può darsi: questo non vuol dire che l’unica alternativa rimasta sia Villa Torlonia.

L’analogo Museo di Berlino, opera dell’Architetto Liebeskind è un monumento di grande impatto emotivo e visivo, mentre l'area prescelta è stretta dagli edifici, su una via abbastanza stretta e alberata, il fronte stradale è di appena due metri. Il Museo della Shoah sarebbe praticamente invisibile se non da Villa Torlonia, dove peraltro rovinerebbe del tutto la prospettiva della Casina delle Civette.

Insomma vogliamo creare un monumento per nasconderlo o peggio deturparne un altro?

DICIAMO SI AL MUSEO DELLA SHOAH, MA NO AL CEMENTO DENTRO VILLA TORLONIA !!!

domenica 24 luglio 2005

No al cemento su Villa Torlonia

Signor Sindaco,
per molti anni gli abitanti del quartiere Nomentano hanno lottato per salvare dalla speculazione edilizia un terreno adiacente a Villa Torlonia, proprio dietro la Casina delle Civette. Ora il Comune ha deciso di acquistare quel terreno e destinarlo all’edificazione del Museo della Shoah.
Il fine è certamente più nobile, ma la sostanza non cambia: il risultato sarà pur sempre la cementificazione di un’area verde a ridosso di una villa storica, con importanti preesistenze archeologiche, in un quartiere per di più già congestionato dal troppo terziario. L’erigendo edificio – che dovrebbe essere un monumento significativo - sarebbe invece nascosto dalle palazzine circostanti e a sua volta rovinerebbe la visuale su Villa Torlonia.
Il Museo della Shoah si deve certamente fare, ma in luoghi che abbiano maggiore attinenza al dramma dell’Olocausto: per esempio vicino al Ghetto, nei locali del deposito dell’Opera o dell’Anagrafe, oppure alla Stazione Tiburtina, da dove partirono i vagoni per i campi di concentramento e dove ci sarebbe molto più spazio e libertà per i progettisti.
Villa Torlonia non ha bisogno di altro cemento!