giovedì 23 maggio 2019
Anche Via Torlonia tra le strade a rischio alberi
domenica 3 febbraio 2019
sabato 19 gennaio 2019
IL PLATANO TAGLIATO IN VIA NOMENTANA
giovedì 24 dicembre 2015
Villa Massimo da tre anni è chiusa
sostieni la petizione per la riapertura di Villa Massimo
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venerdì 31 luglio 2015
Villa Paganini, deserto metropolitano
DEGRADO
Villa Paganini, deserto metropolitano
Prati secchi, vandali, sporcizia
In un anno il giardino sulla via Nomentana è stato come raso al suolo dalla totale incuria. Due signore una volta a settimana lavano il fondo di una fontana. «Alessandro Gassmann, vieni a ramazzare con noi. In calzoncini e canotta...»
di Fabrizio Peronaci
Il ponticello di Villa Paganini nel 2014 e oggi
Era stata riaperta una decina d’anni fa, dopo un felice restauro svolto in collaborazione con la sovrintendenza comunale. Un gioiello: fiori, piante lussureggianti, prati verde smeraldo, laghetti, zampilli e una grotta-ninfeo, secondo il modello del giardino romantico tardo Ottocento. Villa Paganini, via Nomentana. L’orgoglio dei residenti nella zona. Due ettari e mezzo di oasi cittadina, oggi travolti dall’incuria e dal degrado. La «trasformazione» del parco un tempo di proprietà del cardinale Giulio Alberoni è tutta in due foto scattate dai frequentatori: la prima risale a un anno fa, la seconda a ieri. Oltre la staccionata metallica, in dodici mesi, è avvenuto un disastro: l’incantevole pratino stile Stoccolma è una sterrata, la ridente staccionata cade a pezzi. E ancora: piante secche, vialetti sconnessi, sporcizia, atti di vandalismo contro muretti e fontane. Il salice non piange più: è morto.
Sotto accusa il Servizio giardini
L’effetto «desertificazione» è impressionante. Tutti puntano il dito contro il Servizio giardini, uno dei settori dell’amministrazione più colpiti da guai e inefficienze. «Sono mesi che non viene nessuno, il degrado era inarrestabile e allora ci siamo dette: intanto rimbocchiamoci le maniche». E’ stato un gruppo di donne abitanti nel quartiere Trieste, che da sempre si incontra a Villa Paganini con i cani, a dare il via alla «ramazzata». Un paio di volte al mese si danno appuntamento attorno alla fontana sul lato opposto a via Nomentana e la puliscono a fondo: varechina e olio di gomito.
martedì 23 dicembre 2014
Due piccioni con una fava
Speriamo che anche gli altri lecci seguano la stessa sorte, o che il Comune ci tolga questo bosco che ci impedisce di guardare il cielo.
sabato 2 marzo 2013
Via Crucis laica tra gli scempi del III Municipio
lunedì 28 marzo 2011
Partecipazione consiglio straordinario del Terzo Municipio su Villa Blanc
NOTA SU VILLA BLANC: Il complesso situato in Via Nomentana
NOTA SUL COMITATO VILLA BLANC: Formatosi spontaneamente nel 2001 per iniziativa di cittadini del Nomentano-Lanciani a valle della delibera del commissario straordinario al Comune di Roma numero 37 del 2001, il Comitato Villa Blanc ha come obiettivo quello di riportare l'attenzione delle istituzioni e del pubblico il problema della Villa storica sulla Via Nomentana in Roma, mai resa accessibile ai cittadini nonostante i vincoli urbanistici e paesaggistici. Dopo aver raccolto circa 2200 firme per evitarne la trasformazione in campus universitario e sollecitare un intervento politico che consenta al pubblico di usufruire per intero delle bellezze artistiche e ambientali di Villa Blanc, il Comitato si è reso disponibile a delineare con le autorità e gli enti competenti, un utilizzo del complesso compatibile con le caratteristiche storico-artistiche e urbanistiche dell'area ove sorge
martedì 16 gennaio 2007
Memoriale dell'Olocausto alla Stazione Centrale di Milano: un'idea anche per Roma
Era così irragionevole, dunque, chi proponeva di situare l'erigendo Museo della Shoah di Roma alla Stazione Tiburtina, che fu per le vittime del nazismo il luogo di partenza e per molti del non ritorno?
Perchè l'Amministrazione Veltroni insiste nel proposito di nascondere il Museo della Shoah nel verde di Villa Torlonia?
lunedì 25 luglio 2005
Cemento a Villa Torlonia? No grazie, anche se è a fin di bene...
Nel 2005 il Comune ha deciso di acquistare quel terreno e destinarlo all’edificazione del Museo della Shoah. Il fine è certamente più nobile, ma la sostanza non cambia: il risultato sarà pur sempre la cementificazione di un’area verde a ridosso di una villa storica, con importanti preesistenze archeologiche, in un quartiere per di più già congestionato dal troppo terziario.
Non siamo contro il Museo della Shoah: si deve certamente fare, ma in luoghi che abbiano maggiore attinenza al dramma dell’Olocausto: per esempio al Ghetto, oppure alla Stazione Tiburtina, da dove partirono i vagoni per i campi di concentramento. Villa Torlonia non ha bisogno di altro cemento.
Quella del lotto di terreno vicino a Villa Torlonia è una classica storia di speculazione edilizia anni 60, degna di un film di Alberto Sordi:
Negli anni 60 il vicino convento di Monache vende il suo orto a una società immobiliare, che prepara piani di sviluppo edilizio. I residenti, e il Comitato di Quartiere fanno battaglie, petizioni, ricorsi, bloccando la cementificazione finché l’anno scorso il Consiglio di Stato, del tutto inaspettatamente, e invertendo una precedente giurisprudenza, dà ragione alla proprietà immobiliare, che comincia lestamente a gettare le fondamenta di un edificio per uffici e residenze.
Ciò proprio dietro la Casina delle Civette, e in un terreno dove sono presenti numerosi reperti archeologici, che alcuni operai affermano essere stati rinvenuti e sollecitamente distrutti. C’è il tracciato della antica Via Nomentana e ci sono anche le Catacombe di Villa Torlonia a pochi passi.
Il Comune decide di fermare i lavori e di offrire alla proprietà immobiliare un altro terreno edificabile in permuta. Invece di destinare l’area a verde pubblico e a zona di rispetto monumentale, inopinatamente il Comune decide di edificarvi il Museo della Shoah.
Domanda: se il terreno viene edificato per un uso pubblico anziché per uno privato, cosa cambia all’atto pratico? Sempre cemento nel verde è…
Noi residenti diciamo basta a questa urbanistica dell’estemporaneo, fatta senza pianificazione né discussione democratica, e senza valutazioni dell’impatto di un’opera. Qui c’è già così tanto traffico, perché la zona è stata trasformata selvaggiamente ad uso uffici. Cosa diventerebbe con torme di scolaresche e di visitatori?
Nessuno provi a dire, per favore, che siamo i soliti "Nimbies", quelli che dicono "dovunque ma non nel mio giardino". Noi residenti abbiamo difeso – e continueremo a difendere – Villa Torlonia per tutti, non solo per noi stessi. Il “nostro giardino”, in questo caso, non è affatto 'solo nostro' , ma è un Parco pubblico di 14 ettari a servizio di tutta la città.
Sarebbe facile scambiare la contrarietà alla cementificazione di Villa Torlonia con qualche equivoca manifestazione antisemita. In parole povere, non siamo contrari al Museo della Shoah, siamo contrari alla cementificazione di Villa Torlonia.
Pertanto abbiamo prospettato soluzioni alternative.
Vicino al Ghetto ci sono i depositi dell’Opera al Circo Massimo, che durante la candidatura olimpica si pensava di destinare ad un Museo dello Sport. Se poteva andarci il Museo dello Sport può andarci il Museo dell’Olocausto.
Alla Stazione Tiburtina invece c’è molto spazio libero, ed è un’area che sarà sottoposta nei prossimi anni a un radicale ridisegno architettonico ed urbanistico, ottimamente collegata anche con la metropolitana.
Queste due ipotesi non vanno bene? Può darsi: questo non vuol dire che l’unica alternativa rimasta sia Villa Torlonia.
L’analogo Museo di Berlino, opera dell’Architetto Liebeskind è un monumento di grande impatto emotivo e visivo, mentre l'area prescelta è stretta dagli edifici, su una via abbastanza stretta e alberata, il fronte stradale è di appena due metri. Il Museo della Shoah sarebbe praticamente invisibile se non da Villa Torlonia, dove peraltro rovinerebbe del tutto la prospettiva della Casina delle Civette.
Insomma vogliamo creare un monumento per nasconderlo o peggio deturparne un altro?
DICIAMO SI AL MUSEO DELLA SHOAH, MA NO AL CEMENTO DENTRO VILLA TORLONIA !!!
domenica 24 luglio 2005
No al cemento su Villa Torlonia
per molti anni gli abitanti del quartiere Nomentano hanno lottato per salvare dalla speculazione edilizia un terreno adiacente a Villa Torlonia, proprio dietro la Casina delle Civette. Ora il Comune ha deciso di acquistare quel terreno e destinarlo all’edificazione del Museo della Shoah.
Il fine è certamente più nobile, ma la sostanza non cambia: il risultato sarà pur sempre la cementificazione di un’area verde a ridosso di una villa storica, con importanti preesistenze archeologiche, in un quartiere per di più già congestionato dal troppo terziario. L’erigendo edificio – che dovrebbe essere un monumento significativo - sarebbe invece nascosto dalle palazzine circostanti e a sua volta rovinerebbe la visuale su Villa Torlonia.
Il Museo della Shoah si deve certamente fare, ma in luoghi che abbiano maggiore attinenza al dramma dell’Olocausto: per esempio vicino al Ghetto, nei locali del deposito dell’Opera o dell’Anagrafe, oppure alla Stazione Tiburtina, da dove partirono i vagoni per i campi di concentramento e dove ci sarebbe molto più spazio e libertà per i progettisti.
Villa Torlonia non ha bisogno di altro cemento!










