domenica 3 febbraio 2019
sabato 19 gennaio 2019
IL PLATANO TAGLIATO IN VIA NOMENTANA
sabato 10 ottobre 2015
Benvenuto Comitato per Villa Torlonia
"Villa Torlonia, il parco più importante del quartiere Nomentano-Italia, è abbandonato al degrado e all'incuria". E' il grido di allarme di un gruppo di cittadini che si hanno dato vita al Comitato Villa Torlonia. "La manutenzione del verde è assente - dicono - le potature degli alberi non vengono mai eseguite (le aree con alberi pericolanti sono addirittura transennate), l'erba cresce incontrastata invadendo ogni spazio e nascondendo bivacchi e rifiuti di ogni genere, molte strutture sono pericolanti, le aree giochi sono invase dalla sporcizia". Il neonato comitato, con questa iniziativa, si propone di "tutelare le esigenze dei bambini e delle famiglie del nostro quartiere che rivendicano il diritto di tornare ad usufruire del parco in totale sicurezza e godendo di spazi restituiti al decoro (fino a tre anni fa tutto andava bene), sollecitando le istituzioni Municipali e Comunali ad intervenire al più presto per restituire a Villa Torlonia la sua dignità".
sabato 25 ottobre 2014
Il bunker di Mussolini a Villa Torlonia
Al Bunker di Mussolini, appena restaurato, Repubblica
e l’Espresso
dedicano dei servizi (ovviamente pieni di imprecisioni)
domenica 28 settembre 2014
Altro che Museo della Shoah, Villa Torlonia è in abbandono!!!
Nel degrado le ville Borghese, Torlonia e Paganini. Rifiuti, melma nelle
fontane e monumenti nell'incuria
di GIULIA CERASI
28 settembre 2014
Repubblica
Le erbacce infestano i giardini di Villa Borghese, i tronchi e i rami
spezzati dal maltempo aspettano, da ben tre mesi, di essere portati via da
Villa Torlonia, i cumuli di foglie secche svettano sui prati di Villa
Paganini. La scarsa manutenzione non colpisce solo le aiuole e gli
spartitraffico: anche nei parchi della capitale, frequentati ogni giorno da
migliaia di romani e turisti, è emergenza verde.
...
Altro parco altra scena di degrado. Il nubifragio che lo scorso 16 giugno si
è abbattuto sulla capitale ha fatto una vera e propria strage di alberi,
tanto che a Villa Torlonia è stata chiusa al pubblico per diversi giorni. A
tre mesi di distanza, però, i fusti secolari spezzati sono ancora tutti là.
Davanti al Tempio di Saturno, nel campo da tornei, di fronte al Casino dei
Principi. Il boschetto dopo la Casina delle Civette è delimitato da decine
di transenne: dietro i rami abbattuti dal maltempo giacciono dimenticati
formando una giungla intricata e pericolosa. Superando il laghetto, pieno di
alghe e melma, si arriva al Teatro. Un tronco di pino alto decine metri,
cadendo, ha distrutto la recinzione permettendo a chiunque di entrare. Il
tour tra il verde abbandonato finisce a Villa Paganini. Cumuli di foglie
secche, ammucchiate in più punti del parco, aspettano di essere raccolti,
mentre la fontana in fondo alla villa è recintata con il tradizionale nastro
arancione che contraddistingue i cantieri: un pilastro è caduto travolgendo
un operaio. Era il 26 luglio.
mercoledì 22 gennaio 2014
I bunker di Villa Torlonia
Dal sito Bunker di Roma una interessante guida ai bunker mussoliniani di Villa Torlonia. A questo link:
venerdì 13 dicembre 2013
Riapre il Teatro di Villa Torlonia
Riapre il teatro di Villa Torlonia| Foto|Video
Villa Torlonia, un gioiello in più
riapre lo storico teatro / vd - foto
Teatro di Villa Torlonia | Casa dei Teatri della Drammaturgia ...
www.casadeiteatri.roma.it/teatro-di-villa-torlonia/Villa Torlonia
venerdì 24 dicembre 2010
Serra Moresca, rinasce l'Alhambra di Roma
Dopo oltre settant'anni di degrado e almeno tre di restauro, Villa Torlonia si avvia a svelare uno delle sue gemme più preziose, il complesso della Serra e Torre Moresca. Un capolavoro architettonico realizzato tra il 1839 e il 1840 per il principe Alessadro Torlonia e pensato sullo stile del celebre palazzo reale di Granada, in Spagna. I lavori che dovrebbero concludersi entro il marzo 2011, sono costati complessivamente circa 4 milioni di euro. Al via anche il progetto di restauro della Grotta moresca che verrà completato, invece, entro il luglio dello stesso anno
VILLA TORLONIA
Così rinasce il castello delle meraviglie
Restauri quasi ultimati nei due edifici storici della Serra Moresca e dell'annessa Torre Visita
Capolavoro di eclettismo, il complesso venne realizzato tra il 1839 e il 1840 per il principe Alessandro Torlonia come una sorta di raffinata Disneyland ottocentesca di corte, frutto dell'estro visionario di Giuseppe Jappelli che si ispirò proprio al castello spagnolo.
Con un'operazione delicatissima che ha impegnato gli ultimi otto mesi di cantiere, le monumentali vetrate arabeggianti, realizzate da un artigiano romano su disegno originale con vetri soffiati importati dalla Germania, appaiono oggi rimontate sulle griglie di ghisa, a scandire tre pareti della Serra (lunga
La Torre diventa, poi, uno spettacolo delle meraviglie. Lungo la scala elicoidale rivestita con l'originaria decorazione a pois bianchi su fondo beige, si scopre la macchina speciale per l'intrattenimento degli ospiti. Una sorta di montacarichi circolare rotante con baldacchino che dalla cucina, dove veniva imbandito a buffet, saliva alla splendida altana moresca per i commensali dei Torlonia. Meccanismo che sarà ripristinato. Al via, anche il progetto per il ripristino della Grotta moresca, che si concluderà entro la fine di luglio 2011.
È stata l'attuale Sovraintendenza comunale a garantire le risorse in bilancio, 930mila euro che serviranno per recuperare i resti della grotta artificiale estesa per circa un ettaro. Qui il principe Torlonia entrava in carrozza, tra laghetti, ruscelli, ponti sospesi, con rivestimenti di finte stalattiti. In questa ultima tranche di lavori rientra anche la sistemazione dell'area esterna, con un recinto anti-intrusione e l'illuminazione. Quanto all'utilizzo della Serra, l'assessore capitolino alla Cultura Umberto Croppi spiega: "Stiamo predisponendo una gara d'appalto per la gestione dei servizi del vicino Teatro Torlonia. La Serra potrebbe rientrare in questo sistema di valorizzazione. L'altra ipotesi è che diventi il Museo dell'arte del giardino, su cui bisogna definire un piano di fattibilità e trovare le risorse".
domenica 14 novembre 2010
Una mostra per scoprire i segreti dell’antico teatro di Villa Torlonia
Sino al 16 Novembre 2010, al Casino dei Principi di Villa Torlonia a Roma sarà aperta la mostra «Teatri d'Invenzione». Si tratta di una selezione di circa 20 fotografie a colori dal grande formato realizzate da Carlo Gavazzeni. La mostra racconta al pubblico la vita segreta del Teatro di Villa Torlonia, il suo passato controverso, la sua esistenza ricca di tracce. Il teatro, per decenni in stato di abbandono, era infatti all'origine come uno scrigno prezioso di opere d'arte.
Roma, i segreti del teatro di Villa Torlonia in venti maxifotografie di Gavazzeni
di Andrea Cuomo - Il Giornale
L'artista milanese presenta fino al 16 novembre al Casino dei Principi della villa capitolina un progetto curato da Gianluca Marziani e finanziato da Pirelli che racconta ai visitatori vita segreta e rumori del tempo di un luogo dal passato miserioso e dal futuro scintillante
È uno dei capolavori dell'architettura ottocentesca capitolina, ma la storia del Teatro Torlonia, nell'omonima villa, è fatta più di ombre che di luci. Lunga la gestazione del progetto, commissionato nel 1840 a Quintiliano Raimondi da Alessandro Torlonia e Teresa Colonna e terminato soltanto trentuno anni dopo; poche le rappresentazioni di cui si hanno tracce; lunga invece la stagione dell'abbandono, a cui si sta ponendo fine oggi con un restauro frutto di un accordo tra il comune di Roma e il gruppo Pirelli al termine del quale il teatro sarà inserito nella programmazione culturale della città.
In questi giorni al Teatro di Villa Torlonia, bizzarro caso di teatro di corte alla francese, è dedicata la mostra «Teatri d'Invenzione», pensato da Carlo Gavazzeni per il Casino dei Principi della stessa Villa Torlonia su progetto di Gianluca Marizani e la collaborazione di Valentina Moncada. Gavazzeni, milanese, 45 anni, presenta una selezione di una ventina di fotografie a colore di grande formato che raccontano al grande pubblico la vita segreta di uno spazio dal passato controverso, dalla vita sotterranea eppure pulsante, ricca di tracce che hanno inciso segni profondi e vitali. Un viaggio nelle memorie segrete di un luogo speciale, tra disgregazioni e crepe, luci mistiche e vite violente, sporcizia e alchimie affascinanti.
Un viaggio archeovisionario tra energia della memoria e intensità fotografica. Gavazzeni ha colto le sottili sfumature nascoste nel teatro, i rumori del tempo, le crepe della bellezza resistente. Lo ha fatto con la sua speciale attitudine iconografica, frutto di luci emozionali, chiaroscuri impressivi, tagli decostruttivisti delle ombre, angolazioni non casuali. Un modello fotografico che ricalca la lenta pazienza degli antichi pittori fiamminghi ma anche dei grandi paesaggisti dell'Ottocento italiano. Un atteggiamento che cambia il volto stesso dell'uso fotografico, scovando la sua natura pittorica, il senso prospettico dello sguardo ambizioso, le sensibilità per ogni variazione di luce evocativa. «La sequenza fotografica - scrive Marziani - ci riporta nel paradiso perduto di un anfratto romano. Percepisci lo stridore dell'apocalisse da camera e il suono planetario della solitudine archeologica. Il teatro di Gavazzeni lascia parlare la natura che riprende lo spazio dell'istinto, racconta i colori del pulviscolo e delle lame di luce improvvisa. Si narra di muri come diari trasgressivi, pagine di scritture coatte (in senso gergale e molto romano) su cui si appuntavano rabbia, eccitazione, paura, stupidità, amore. Attorno alle frasi riaffiorano decorazioni, storie dipinte, sculture ferite. I vuoti di Gavazzeni sono densi di anidride storica, le superfici senza poltrone sono intrise di voci sottomarine...».
La mostra, visitabile tutti i giorni tranne il lunedì dalle 9 alle 19 fino al prossimo 16 novembre (informazioni allo 060608 e all'indirizzo mail info@museivillatorlonia.it) è solo una parte del progetto «Teatri d'Invenzione». L'altro consistente momento è un grande e spettacolare volume, curato da Caterina Napoleone, che riproduce l'intero ciclo fotografico dedicato al Teatro di Villa Torlonia. Le immagini, tutte rigorosamente orizzontali, ci fanno scivolare in una sorta di narrazione teatrale senza attori sulla scena. Un palcoscenico vuoto eppure stracolmo, un luogo delle molte memorie e delle mille contraddizioni capitoline. Un viaggio nel tempo che il formato 48x25 centimetri restituisce con il massimo dell'attenzione tipografica.
martedì 2 novembre 2010
Un cubo di cemento dietro la Casina delle Civette
delle Civette, ad altissimo impatto ambientale ed architettonico.
Sicuri che non sia meglio ripensarci?
domenica 31 ottobre 2010
A Villa Torlonia in bici?
http://www.romapedala.splinder.com/post/17282193/villa-torlonia-vietata-alle-bici-ci-risiamo
martedì 16 gennaio 2007
Memoriale dell'Olocausto alla Stazione Centrale di Milano: un'idea anche per Roma
Era così irragionevole, dunque, chi proponeva di situare l'erigendo Museo della Shoah di Roma alla Stazione Tiburtina, che fu per le vittime del nazismo il luogo di partenza e per molti del non ritorno?
Perchè l'Amministrazione Veltroni insiste nel proposito di nascondere il Museo della Shoah nel verde di Villa Torlonia?
lunedì 25 luglio 2005
Cemento a Villa Torlonia? No grazie, anche se è a fin di bene...
Nel 2005 il Comune ha deciso di acquistare quel terreno e destinarlo all’edificazione del Museo della Shoah. Il fine è certamente più nobile, ma la sostanza non cambia: il risultato sarà pur sempre la cementificazione di un’area verde a ridosso di una villa storica, con importanti preesistenze archeologiche, in un quartiere per di più già congestionato dal troppo terziario.
Non siamo contro il Museo della Shoah: si deve certamente fare, ma in luoghi che abbiano maggiore attinenza al dramma dell’Olocausto: per esempio al Ghetto, oppure alla Stazione Tiburtina, da dove partirono i vagoni per i campi di concentramento. Villa Torlonia non ha bisogno di altro cemento.
Quella del lotto di terreno vicino a Villa Torlonia è una classica storia di speculazione edilizia anni 60, degna di un film di Alberto Sordi:
Negli anni 60 il vicino convento di Monache vende il suo orto a una società immobiliare, che prepara piani di sviluppo edilizio. I residenti, e il Comitato di Quartiere fanno battaglie, petizioni, ricorsi, bloccando la cementificazione finché l’anno scorso il Consiglio di Stato, del tutto inaspettatamente, e invertendo una precedente giurisprudenza, dà ragione alla proprietà immobiliare, che comincia lestamente a gettare le fondamenta di un edificio per uffici e residenze.
Ciò proprio dietro la Casina delle Civette, e in un terreno dove sono presenti numerosi reperti archeologici, che alcuni operai affermano essere stati rinvenuti e sollecitamente distrutti. C’è il tracciato della antica Via Nomentana e ci sono anche le Catacombe di Villa Torlonia a pochi passi.
Il Comune decide di fermare i lavori e di offrire alla proprietà immobiliare un altro terreno edificabile in permuta. Invece di destinare l’area a verde pubblico e a zona di rispetto monumentale, inopinatamente il Comune decide di edificarvi il Museo della Shoah.
Domanda: se il terreno viene edificato per un uso pubblico anziché per uno privato, cosa cambia all’atto pratico? Sempre cemento nel verde è…
Noi residenti diciamo basta a questa urbanistica dell’estemporaneo, fatta senza pianificazione né discussione democratica, e senza valutazioni dell’impatto di un’opera. Qui c’è già così tanto traffico, perché la zona è stata trasformata selvaggiamente ad uso uffici. Cosa diventerebbe con torme di scolaresche e di visitatori?
Nessuno provi a dire, per favore, che siamo i soliti "Nimbies", quelli che dicono "dovunque ma non nel mio giardino". Noi residenti abbiamo difeso – e continueremo a difendere – Villa Torlonia per tutti, non solo per noi stessi. Il “nostro giardino”, in questo caso, non è affatto 'solo nostro' , ma è un Parco pubblico di 14 ettari a servizio di tutta la città.
Sarebbe facile scambiare la contrarietà alla cementificazione di Villa Torlonia con qualche equivoca manifestazione antisemita. In parole povere, non siamo contrari al Museo della Shoah, siamo contrari alla cementificazione di Villa Torlonia.
Pertanto abbiamo prospettato soluzioni alternative.
Vicino al Ghetto ci sono i depositi dell’Opera al Circo Massimo, che durante la candidatura olimpica si pensava di destinare ad un Museo dello Sport. Se poteva andarci il Museo dello Sport può andarci il Museo dell’Olocausto.
Alla Stazione Tiburtina invece c’è molto spazio libero, ed è un’area che sarà sottoposta nei prossimi anni a un radicale ridisegno architettonico ed urbanistico, ottimamente collegata anche con la metropolitana.
Queste due ipotesi non vanno bene? Può darsi: questo non vuol dire che l’unica alternativa rimasta sia Villa Torlonia.
L’analogo Museo di Berlino, opera dell’Architetto Liebeskind è un monumento di grande impatto emotivo e visivo, mentre l'area prescelta è stretta dagli edifici, su una via abbastanza stretta e alberata, il fronte stradale è di appena due metri. Il Museo della Shoah sarebbe praticamente invisibile se non da Villa Torlonia, dove peraltro rovinerebbe del tutto la prospettiva della Casina delle Civette.
Insomma vogliamo creare un monumento per nasconderlo o peggio deturparne un altro?
DICIAMO SI AL MUSEO DELLA SHOAH, MA NO AL CEMENTO DENTRO VILLA TORLONIA !!!
domenica 24 luglio 2005
No al cemento su Villa Torlonia
per molti anni gli abitanti del quartiere Nomentano hanno lottato per salvare dalla speculazione edilizia un terreno adiacente a Villa Torlonia, proprio dietro la Casina delle Civette. Ora il Comune ha deciso di acquistare quel terreno e destinarlo all’edificazione del Museo della Shoah.
Il fine è certamente più nobile, ma la sostanza non cambia: il risultato sarà pur sempre la cementificazione di un’area verde a ridosso di una villa storica, con importanti preesistenze archeologiche, in un quartiere per di più già congestionato dal troppo terziario. L’erigendo edificio – che dovrebbe essere un monumento significativo - sarebbe invece nascosto dalle palazzine circostanti e a sua volta rovinerebbe la visuale su Villa Torlonia.
Il Museo della Shoah si deve certamente fare, ma in luoghi che abbiano maggiore attinenza al dramma dell’Olocausto: per esempio vicino al Ghetto, nei locali del deposito dell’Opera o dell’Anagrafe, oppure alla Stazione Tiburtina, da dove partirono i vagoni per i campi di concentramento e dove ci sarebbe molto più spazio e libertà per i progettisti.
Villa Torlonia non ha bisogno di altro cemento!
lunedì 26 aprile 2004
A Villa Torlonia il museo della Shoah
Sorgerà davanti la Casina delle Civette. Collaborerà anche Spielberg
di FRANCESCA FILIPPI
IL Messaggero 26 Aprile 2004
Nella grande tragedia dell'Olocausto c'è una Shoah non minore: quella romana. Furono 2091 gli ebrei della Capitale, uomini, donne, bambini e anziani, deportati nei campi di concentramento nazisti e solo 100 di essi sopravvissero e rientrarono in patria. A ricordo di questi martiri della ferocia umana e delle assurdità ideologiche, Roma vuole ora dedicare il Museo della Shoah.
Significativa la scelta del luogo: Villa Torlonia, residenza ufficiale di Mussolini, dove fra l'altro vi sono importanti testimonianze delle catacombe ebraiche, dopo quelle di Vigna Rondanini. Il complesso museale sorgerà, forse già nel 2006, nella zona antistante la Casa delle Civette. L'annuncio è stato dato ieri dal sindaco Veltroni, in occasione delle celebrazioni del 57° Anniversario della Liberazione.
«Si tratta di un luogo che ha un valore simbolico e un significato importante per la storia del martirio degli ebrei nella nostra città», ha detto il sindaco che ha ricordato il suo impegno per realizzare il museo già ai tempi in cui era vicepresidente del Consiglio, e spiegato il perché della scelta nella zona di Villa Torlonia. «Avevamo chiesto via Capo d'Africa - ha ricordato - ma con il presidente della Regione Lazio, Storace, non si è trovato l'accordo».
L'assessore capitolino al Patrimonio, Claudio Minelli, ha spiegato nel dettaglio il progetto nato dalla collaborazione con la comunità ebraica: «La concessione in corso prevede l'edificazione di 13.500 metri cubi. Il Comune ha acquistato l'area raggiungendo un accordo con la proprietà, la famiglia Violante. I nostri uffici sono già al lavoro per redigere la delibera che contiamo di portare in consiglio comunale entro maggio. Il nuovo museo avrà a disposizione oltre 2000 metri quadrati e la sua progettazione non comporterà modifiche al piano regolatore».
«Verrà bandito un concorso per scegliere il migliore architetto del mondo - ha aggiunto Veltroni - poi inizieranno i lavori. Entro l'estate anche Steven Spielberg sarà a Roma per lavorare al progetto. Da lui contiamo di avere il materiale della Shoah Foundation». Apprezzamento per la decisione è stato espresso da Leone Paserman, Riccardo Pacifici e Victor Magiar, rispettivamente presidente, portavoce e consigliere della comunità ebraica romana.
«Una scelta felice perché arricchirà uno dei più bei parchi di Roma» secondo Paserman, che con una sottile ma garbata polemica sullo stato attuale delle catacombe ebraiche ha detto: «Sono abbandonate e accessibili solo agli studiosi, nonostante il custode fosse la Santa Sede. Con l'ultima finanziaria, fortunatamente, sono stati stanziati fondi per il loro recupero». Poi Pacifici: «Il museo racconterà con documenti e foto la storia della Capitale dal 28 ottobre 1922 al 4 giugno 1944, giorno della liberazione di Roma. Oltre al nostro contributo sull'aspetto storico, ci sarà anche quello dei Musei della Shoah di Washington e Gerusalemme». Infine Magiar: «Nel museo si organizzeranno i viaggi della memoria nei campi di sterminio, ma anche in via Tasso, via Rasella e alle Fosse Ardeatine».
__________________________
Memoria e video per il Museo della Shoah
Tramontata l’ipotesi di via Capo d’Africa, sorgerà a Villa Torlonia. La «regia» affidata a Spielberg
di Alessandro Capponi dal Corriere della Sera del 26 Aprile 2004
Trovare il luogo non è stata cosa semplice, ma il risultato finale è altamente simbolico: ai margini di Villa Torlonia, già residenza privata di Benito Mussolini. Simbolico, anche il giorno dell’annuncio: ieri, 25 aprile. Il sindaco Veltroni ne ha parlato in piazza del Campidoglio, davanti a partigiani e politici del centrosinistra accorsi per celebrare la Liberazione: «Roma avrà il museo della Shoah, dedicato al 16 ottobre 1943, in ricordo della persecuzione». Accanto, il presidente della comunità ebraica Leone Paserman, che sorride. «Storace è rimasto scoperto a destra - dice - ha subito pressioni dalle frange ostili del partito». Si riferisce, Paserman, alla prima ipotesi formulata per il museo, via Capo d’Africa, tramontata dopo mesi di parole per la presenza di un centro sociale di destra, che la Regione non ha voluto spostare. Ora l’ostacolo è stato superato dal Campidoglio: «Nella zona dove sorgerà, doveva essere costruito un palazzo. Invece faremo un museo». Proprio dietro la Casina delle Civette, poco distante dalle catacombe ebraiche. Veltroni annuncia anche «tempi brevi e un grande architetto». Si fa il nome di James Ingo Freed, che ha già firmato quello di Washington, anche se la scelta passerà attraverso un concorso. La casa della memoria romana si avvarrà del contributo di Steven Spielberg: fornirà il materiale della Shoah Foundation, e «forse curerà anche la regia del museo». Perché quello che nascerà a Roma sarà «un’esperienza rinnovabile ogni volta. Sarà fatto di storie individuali - dice il portavoce della comunità Riccardo Pacifici - e non solo di persone di religione ebraica. Racconterà dei delatori, anche. E sarà un viaggio dal 1922 alla Liberazione». Soddisfatti tutti, dunque. Anche il sindaco Veltroni: con una mossa, trova due vittorie. Quella più evidente, «aver individuato una soluzione alternativa dopo le difficoltà incontrate su via Capo d’Africa, un posto che sembrava perfetto», e averla trovata proprio in un luogo che «era stata protagonista in negativo di quegli anni». Il secondo successo: quell’area è da anni al centro di un contenzioso, il cantiere che doveva far nascere il palazzo fu bloccato da una serie di ricorsi al Tar da parte degli abitanti. «L’area identificata – spiega l’assessore al Patrimonio Claudio Minelli - è quella antistante la Casa delle Civette. La concessione in corso prevede l’edificazione di 13.500 metri cubi».
«Lavorai al progetto del museo della Shoah romana anche quando ero vicepresidente del Consiglio - dice Veltroni - e credo fosse una follia non averlo, soprattutto per una città come questa, che in quegli anni terribili ha pagato un prezzo altissimo». E proprio per «gli oltre duemila deportati», Veltroni dice che «far nascere il museo è un dovere sacrosanto della città, e anche un desiderio». Così felice di averlo realizzato, Veltroni, da chiamare all’alba Leone Paserman, proprio nel giorno in cui la comunità ebraica doveva andare al voto: «In effetti mi ha chiamato in un orario insolito - conferma il presidente della comunità - ma il motivo era talmente bello che non posso rimproverarlo». Sorridono tutti, adesso. Nel giorno della Liberazione, «che fu la prima occasione per combattere che fu offerta agli ebrei romani». Adesso, un museo ricorderà tutto. Umiliazioni, lotta, delazioni e atti eroici. Storia di Roma, anche.
mercoledì 3 dicembre 2003
Le camelie di Villa Torlonia
ASPETTANDO PRIMAVERA
Villa Torlonia, bentornata Ninfa del Tebro
Di nuovo al loro posto le trentatré camelie ottocentesche. Alcune sono state “scovate” in Giappone
In primavera, per il periodo della fioritura, porteranno agli occhi dei romani ogni tipo di bianco e di rosso. Candido o purpureo, screziato o cangiante. Profumate e bellissime le trentatré camelie ottocentesche che costituivano il vanto di Villa Torlonia e che furono vittime dei tre anni d’occupazione angloamericana della storica villa sulla Nomentana che fu prima dei Pamphili poi dei Colonna e infine dei Torlonia, sono tornate al loro posto. Un regalo sontuoso che porta la firma del Giardino Romano – Garden Club, associazione di privati cittadini dall’accentuata passione per il verde che ha voluto offrire ai romani e ai numerosi appassionati visitatori della villa la possibilità di godersi ancora le meravigliose camelie.
Per effettuare il ripristino secondo l’originario progetto voluto da Giuseppe Jappelli, architetto paesaggista veneto incaricato da Alessandro Torlonia di dare alla villa l’estrosa vitalità che prima le mancava, si sono messi al lavoro i migliori giardinieri del Comune, curando fin nel dettaglio il ripristino del disegno originale. Per recuperare le stesse camelie utilizzate nell’800, invece, il Giardino Romano – Garden Club si è rivolto al vivaio Monti di Lucca capace di scovarle al di là dell’oceano, in Giappone. «Alcune sono rare – spiega Paola Lanzara che ha ideato per conto del Garden Club il progetto – ma una in particolare è rarissima. Si tratta della Ninfa del Tebro, una delle tre camelie “romane” in quanto nate da un’ibridazione ottenuta dal De Grande proprio qui a Roma». «Per villa Torlonia – ha spiegato l’assessore all’Ambiente Dario Esposito – si è fatto un primo passo molto significativo, che rientra nell’ambito di una più ampia politica di recupero ambientale delle ville storiche romane.
Frutto di questo piano è il progetto di riqualificazione con il quale saranno realizzati interventi di carattere filologico tesi a reintegrare attraverso un’attenta analisi storiografica, la vegetazione originaria venuta meno nel tempo». Frutto dell’opera di recupero filologico è anche il volume “Collezione di camelie antiche a villa Torlonia” curato da Alberta Campitelli del Servizio Ville e Parchi Storici della Sovrintendenza comunale. «Il ritorno delle camelie a Villa Torlonia – ha detto la dottoressa Campitelli – sarà un motivo in più per visitarla e godere del suo fascino di giardino all’inglese. Soprattutto quando verrà completato il piano di recupero e valorizzazione che sarà in grado di offrire ai cittadini musei, teatri, serre, spazi per bambini, biblioteche».
M.G.F.
Vedi anche questo sito sul Camelieto di Villa Torlonia
giovedì 20 marzo 2003
La speculazione privata incombe su Villa Torlonia
Via Torlonia, nuova costruzione a ridosso del parco: ma esiste una trattativa
di Roberto della Rovere, Corriere della Sera, 2003
Una struttura «leggera», perfettamente inserita nell’ambiente, con una cubatura ridotta: esattamente la metà del casermone di quattro piani che è previsto dal vecchio progetto e che rischia, a breve, di sovrastare la Casina delle Civette, quel gioiello liberty che segna il confine di Villa Torlonia. È la proposta che si sta studiando tra Comune di Roma e proprietari del terreno nel tentativo di scongiurare uno scempio annunciato. Una storia che si trascina da trent’anni tra vincoli, ricorsi e controricorsi e che, nonostante le proteste del quartiere e degli ambientalisti, rischia di compiersi nel peggiore dei modi, con una sentenza del Consiglio di Stato che ha dato via libera ai lavori.
La società immobiliare Sic, (in pratica i fratelli Violante proprietari dell’Hotel Majestic in via Veneto) può così iniziare a costruire un palazzo per uffici e abitazioni su via Alessandro Torlonia. Eppure una soluzione extremis si potrebbe ancora trovare, come sottolinea lo stesso direttore dei lavori architetto Giorgio Tamburrini. Ovvero una permuta soddisfacente che consentisse ai proprietari attuali di recuperare il valore dell’area. «I rapporti con gli abitanti della strada sono ormai deteriorati - spiega ancora il professionista - credo che i proprietari a questo punto esaminerebbero una proposta che consentisse di uscire da questa posizione di stallo». Una soluzione caldeggiata anche dai Italia Nostra: «A questo punto l’unica via è quella di addivenire a uno scambio di aree. Accettando che al posto del vuoto sorga nell’area contesa una costruzione meno invasiva anche se di alto valore sociale» dice Vanna Mannucci, vice presidente della sezione romana di Italia Nostra.
C’è però un fattore economico non trascurabile. Dice Claudio Minelli, assessore al patrimonio: «Purtroppo ci trovimo di fronte a un valore immobiliare di permuta enorme. Di qui un grosso problema: se faccio permuta totale devo, anche per giustificare la spesa con la Corte dei Conti, a mia volta fare una struttura a sua volta costosa. E il bilancio del Comune è quello che è. L’unica strada è verificare se i proprietari sono disposti ad acconsentire di dimezzare la loro cubatura in attesa di una compensazione dell’altra metà. Ci aspettiamo naturalmente un progetto in totale armonia con l’ambiente».








