lunedì 25 luglio 2005

Cemento a Villa Torlonia? No grazie, anche se è a fin di bene...

Per molti anni gli abitanti del Nomentano hanno lottato per salvare dalla speculazione edilizia un terreno adiacente a Villa Torlonia, dietro la Casina delle Civette.
Nel 2005 il Comune ha deciso di acquistare quel terreno e destinarlo all’edificazione del Museo della Shoah. Il fine è certamente più nobile, ma la sostanza non cambia: il risultato sarà pur sempre la cementificazione di un’area verde a ridosso di una villa storica, con importanti preesistenze archeologiche, in un quartiere per di più già congestionato dal troppo terziario.
Non siamo contro il Museo della Shoah: si deve certamente fare, ma in luoghi che abbiano maggiore attinenza al dramma dell’Olocausto: per esempio al Ghetto, oppure alla Stazione Tiburtina, da dove partirono i vagoni per i campi di concentramento. Villa Torlonia non ha bisogno di altro cemento.

Quella del lotto di terreno vicino a Villa Torlonia è una classica storia di speculazione edilizia anni 60, degna di un film di Alberto Sordi:

Negli anni 60 il vicino convento di Monache vende il suo orto a una società immobiliare, che prepara piani di sviluppo edilizio. I residenti, e il Comitato di Quartiere fanno battaglie, petizioni, ricorsi, bloccando la cementificazione finché l’anno scorso il Consiglio di Stato, del tutto inaspettatamente, e invertendo una precedente giurisprudenza, dà ragione alla proprietà immobiliare, che comincia lestamente a gettare le fondamenta di un edificio per uffici e residenze.
Ciò proprio dietro la Casina delle Civette, e in un terreno dove sono presenti numerosi reperti archeologici, che alcuni operai affermano essere stati rinvenuti e sollecitamente distrutti. C’è il tracciato della antica Via Nomentana e ci sono anche le Catacombe di Villa Torlonia a pochi passi.

Il Comune decide di fermare i lavori e di offrire alla proprietà immobiliare un altro terreno edificabile in permuta. Invece di destinare l’area a verde pubblico e a zona di rispetto monumentale, inopinatamente il Comune decide di edificarvi il Museo della Shoah.

Domanda: se il terreno viene edificato per un uso pubblico anziché per uno privato, cosa cambia all’atto pratico? Sempre cemento nel verde è…

Noi residenti diciamo basta a questa urbanistica dell’estemporaneo, fatta senza pianificazione né discussione democratica, e senza valutazioni dell’impatto di un’opera. Qui c’è già così tanto traffico, perché la zona è stata trasformata selvaggiamente ad uso uffici. Cosa diventerebbe con torme di scolaresche e di visitatori?

Nessuno provi a dire, per favore, che siamo i soliti "Nimbies", quelli che dicono "dovunque ma non nel mio giardino". Noi residenti abbiamo difeso – e continueremo a difendere – Villa Torlonia per tutti, non solo per noi stessi. Il “nostro giardino”, in questo caso, non è affatto 'solo nostro' , ma è un Parco pubblico di 14 ettari a servizio di tutta la città.

Sarebbe facile scambiare la contrarietà alla cementificazione di Villa Torlonia con qualche equivoca manifestazione antisemita. In parole povere, non siamo contrari al Museo della Shoah, siamo contrari alla cementificazione di Villa Torlonia.

Pertanto abbiamo prospettato soluzioni alternative.
Vicino al Ghetto ci sono i depositi dell’Opera al Circo Massimo, che durante la candidatura olimpica si pensava di destinare ad un Museo dello Sport. Se poteva andarci il Museo dello Sport può andarci il Museo dell’Olocausto.
Alla Stazione Tiburtina invece c’è molto spazio libero, ed è un’area che sarà sottoposta nei prossimi anni a un radicale ridisegno architettonico ed urbanistico, ottimamente collegata anche con la metropolitana.

Queste due ipotesi non vanno bene? Può darsi: questo non vuol dire che l’unica alternativa rimasta sia Villa Torlonia.

L’analogo Museo di Berlino, opera dell’Architetto Liebeskind è un monumento di grande impatto emotivo e visivo, mentre l'area prescelta è stretta dagli edifici, su una via abbastanza stretta e alberata, il fronte stradale è di appena due metri. Il Museo della Shoah sarebbe praticamente invisibile se non da Villa Torlonia, dove peraltro rovinerebbe del tutto la prospettiva della Casina delle Civette.

Insomma vogliamo creare un monumento per nasconderlo o peggio deturparne un altro?

DICIAMO SI AL MUSEO DELLA SHOAH, MA NO AL CEMENTO DENTRO VILLA TORLONIA !!!

domenica 24 luglio 2005

No al cemento su Villa Torlonia

Signor Sindaco,
per molti anni gli abitanti del quartiere Nomentano hanno lottato per salvare dalla speculazione edilizia un terreno adiacente a Villa Torlonia, proprio dietro la Casina delle Civette. Ora il Comune ha deciso di acquistare quel terreno e destinarlo all’edificazione del Museo della Shoah.
Il fine è certamente più nobile, ma la sostanza non cambia: il risultato sarà pur sempre la cementificazione di un’area verde a ridosso di una villa storica, con importanti preesistenze archeologiche, in un quartiere per di più già congestionato dal troppo terziario. L’erigendo edificio – che dovrebbe essere un monumento significativo - sarebbe invece nascosto dalle palazzine circostanti e a sua volta rovinerebbe la visuale su Villa Torlonia.
Il Museo della Shoah si deve certamente fare, ma in luoghi che abbiano maggiore attinenza al dramma dell’Olocausto: per esempio vicino al Ghetto, nei locali del deposito dell’Opera o dell’Anagrafe, oppure alla Stazione Tiburtina, da dove partirono i vagoni per i campi di concentramento e dove ci sarebbe molto più spazio e libertà per i progettisti.
Villa Torlonia non ha bisogno di altro cemento!

giovedì 24 marzo 2005

Accordo fatto, il museo della Shoah sarà vicino a Villa Torlonia

Accordo fatto, il museo della Shoah sarà vicino a Villa Torlonia
di Paolo Brogi Il Corriere della Sera, 24/03/2005

L’intesa resa possibile da una permuta. Oggi alle 10 commemorazione alle Fosse Ardeatine col presidente Ciampi Accordo fatto, il museo della Shoah sarà vicino a Villa Torlonia

Tutto è pronto per il Museo della Shoah che sorgerà accanto a Villa Torlonia. La notizia filtra alla vigilia di uno dei più tragici appuntamenti che la città ha con la sua storia, l’eccidio delle Fosse Ardeatine. Oggi infatti, come ogni anno, si svolgerà alle 10 la mesta cerimonia alle Fosse Ardeatine, per ricordare il sacrificio dei 335 caduti per mano nazista il 24 marzo di sessantun’anni fa. E come sempre sarà l’anziano Giovanni Gigliozzi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime (Anfim) a leggere il breve messaggio di commemorazione di fronte al capo dello stato Carlo Azeglio Ciampi, al rabbino capo Riccardo Di Segni e al sindaco Walter Veltroni. Poi come sempre verrà letto il lungo elenco di tutti i nomi dei trucidati, meno quelli dei quindici corpi di vittime che non sono mai state riconosciute e alle quali purtroppo ancor oggi non si riesce a dare un volto. Ma anche questo fa parte della barbarie dell’insulto nazista che insieme alla deportazione del Ghetto ha inferto a Roma la ferita incancellabile. La nota positiva è che dopo tante resistenze e difficoltà è finalmente in dirittura d’arrivo il Museo della Shoah. L’assessorato al Patrimonio del Comune ha infatti messo a punto la «permuta» che consentirà di acquisire al Nomentano, in via Torlonia, il terreno dagli attuali proprietari che otterranno in cambio un altro posto in cui costruire la loro impresa commerciale, uffici più abitazioni. Contestualmente, acquisito il terreno, verrà effettuata una «compensazione» con un gruppo edilizio significativo di Roma interessato a rendere commercializzabili a scopo abitativo immobili nati per uso ufficio. Gli oneri compensativi di questa operazione serviranno a finanziare la costruzione del Museo, con i suoi 2500 metri quadri secondo il progetto degli aerchitetti Luca Zevi e Giorgio Tamburini e l’allestimento di Marcello Pezzetti del Cdec milanese e dello storico Umberto Gentiloni. Sarà creata un’apposita Fondazione col Comune, la Comunità ebraica e l’Associazione Figli della Shoah.


lunedì 26 aprile 2004

A Villa Torlonia il museo della Shoah

A Villa Torlonia il museo della Shoah
Sorgerà davanti la Casina delle Civette. Collaborerà anche Spielberg

di FRANCESCA FILIPPI
IL Messaggero 26 Aprile 2004

Nella grande tragedia dell'Olocausto c'è una Shoah non minore: quella romana. Furono 2091 gli ebrei della Capitale, uomini, donne, bambini e anziani, deportati nei campi di concentramento nazisti e solo 100 di essi sopravvissero e rientrarono in patria. A ricordo di questi martiri della ferocia umana e delle assurdità ideologiche, Roma vuole ora dedicare il Museo della Shoah.
Significativa la scelta del luogo: Villa Torlonia, residenza ufficiale di Mussolini, dove fra l'altro vi sono importanti testimonianze delle catacombe ebraiche, dopo quelle di Vigna Rondanini. Il complesso museale sorgerà, forse già nel 2006, nella zona antistante la Casa delle Civette. L'annuncio è stato dato ieri dal sindaco Veltroni, in occasione delle celebrazioni del 57° Anniversario della Liberazione.
«Si tratta di un luogo che ha un valore simbolico e un significato importante per la storia del martirio degli ebrei nella nostra città», ha detto il sindaco che ha ricordato il suo impegno per realizzare il museo già ai tempi in cui era vicepresidente del Consiglio, e spiegato il perché della scelta nella zona di Villa Torlonia. «Avevamo chiesto via Capo d'Africa - ha ricordato - ma con il presidente della Regione Lazio, Storace, non si è trovato l'accordo».
L'assessore capitolino al Patrimonio, Claudio Minelli, ha spiegato nel dettaglio il progetto nato dalla collaborazione con la comunità ebraica: «La concessione in corso prevede l'edificazione di 13.500 metri cubi. Il Comune ha acquistato l'area raggiungendo un accordo con la proprietà, la famiglia Violante. I nostri uffici sono già al lavoro per redigere la delibera che contiamo di portare in consiglio comunale entro maggio. Il nuovo museo avrà a disposizione oltre 2000 metri quadrati e la sua progettazione non comporterà modifiche al piano regolatore».
«Verrà bandito un concorso per scegliere il migliore architetto del mondo - ha aggiunto Veltroni - poi inizieranno i lavori. Entro l'estate anche Steven Spielberg sarà a Roma per lavorare al progetto. Da lui contiamo di avere il materiale della Shoah Foundation». Apprezzamento per la decisione è stato espresso da Leone Paserman, Riccardo Pacifici e Victor Magiar, rispettivamente presidente, portavoce e consigliere della comunità ebraica romana.
«Una scelta felice perché arricchirà uno dei più bei parchi di Roma» secondo Paserman, che con una sottile ma garbata polemica sullo stato attuale delle catacombe ebraiche ha detto: «Sono abbandonate e accessibili solo agli studiosi, nonostante il custode fosse la Santa Sede. Con l'ultima finanziaria, fortunatamente, sono stati stanziati fondi per il loro recupero». Poi Pacifici: «Il museo racconterà con documenti e foto la storia della Capitale dal 28 ottobre 1922 al 4 giugno 1944, giorno della liberazione di Roma. Oltre al nostro contributo sull'aspetto storico, ci sarà anche quello dei Musei della Shoah di Washington e Gerusalemme». Infine Magiar: «Nel museo si organizzeranno i viaggi della memoria nei campi di sterminio, ma anche in via Tasso, via Rasella e alle Fosse Ardeatine».

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Memoria e video per il Museo della Shoah
Tramontata l’ipotesi di via Capo d’Africa, sorgerà a Villa Torlonia. La «regia» affidata a Spielberg

di Alessandro Capponi dal Corriere della Sera del 26 Aprile 2004

Trovare il luogo non è stata cosa semplice, ma il risultato finale è altamente simbolico: ai margini di Villa Torlonia, già residenza privata di Benito Mussolini. Simbolico, anche il giorno dell’annuncio: ieri, 25 aprile. Il sindaco Veltroni ne ha parlato in piazza del Campidoglio, davanti a partigiani e politici del centrosinistra accorsi per celebrare la Liberazione: «Roma avrà il museo della Shoah, dedicato al 16 ottobre 1943, in ricordo della persecuzione». Accanto, il presidente della comunità ebraica Leone Paserman, che sorride. «Storace è rimasto scoperto a destra - dice - ha subito pressioni dalle frange ostili del partito». Si riferisce, Paserman, alla prima ipotesi formulata per il museo, via Capo d’Africa, tramontata dopo mesi di parole per la presenza di un centro sociale di destra, che la Regione non ha voluto spostare. Ora l’ostacolo è stato superato dal Campidoglio: «Nella zona dove sorgerà, doveva essere costruito un palazzo. Invece faremo un museo». Proprio dietro la Casina delle Civette, poco distante dalle catacombe ebraiche. Veltroni annuncia anche «tempi brevi e un grande architetto». Si fa il nome di James Ingo Freed, che ha già firmato quello di Washington, anche se la scelta passerà attraverso un concorso. La casa della memoria romana si avvarrà del contributo di Steven Spielberg: fornirà il materiale della Shoah Foundation, e «forse curerà anche la regia del museo». Perché quello che nascerà a Roma sarà «un’esperienza rinnovabile ogni volta. Sarà fatto di storie individuali - dice il portavoce della comunità Riccardo Pacifici - e non solo di persone di religione ebraica. Racconterà dei delatori, anche. E sarà un viaggio dal 1922 alla Liberazione». Soddisfatti tutti, dunque. Anche il sindaco Veltroni: con una mossa, trova due vittorie. Quella più evidente, «aver individuato una soluzione alternativa dopo le difficoltà incontrate su via Capo d’Africa, un posto che sembrava perfetto», e averla trovata proprio in un luogo che «era stata protagonista in negativo di quegli anni». Il secondo successo: quell’area è da anni al centro di un contenzioso, il cantiere che doveva far nascere il palazzo fu bloccato da una serie di ricorsi al Tar da parte degli abitanti. «L’area identificata – spiega l’assessore al Patrimonio Claudio Minelli - è quella antistante la Casa delle Civette. La concessione in corso prevede l’edificazione di 13.500 metri cubi».
«Lavorai al progetto del museo della Shoah romana anche quando ero vicepresidente del Consiglio - dice Veltroni - e credo fosse una follia non averlo, soprattutto per una città come questa, che in quegli anni terribili ha pagato un prezzo altissimo». E proprio per «gli oltre duemila deportati», Veltroni dice che «far nascere il museo è un dovere sacrosanto della città, e anche un desiderio». Così felice di averlo realizzato, Veltroni, da chiamare all’alba Leone Paserman, proprio nel giorno in cui la comunità ebraica doveva andare al voto: «In effetti mi ha chiamato in un orario insolito - conferma il presidente della comunità - ma il motivo era talmente bello che non posso rimproverarlo». Sorridono tutti, adesso. Nel giorno della Liberazione, «che fu la prima occasione per combattere che fu offerta agli ebrei romani». Adesso, un museo ricorderà tutto. Umiliazioni, lotta, delazioni e atti eroici. Storia di Roma, anche.

domenica 15 febbraio 2004

Le mattonelle di Vianini



Le tipiche mattonelle in cemento anni '30 della Vianini. Fino a 20 anni fa, Via Torlonia e Via de Rossi erano interamente pavimentate così. Poi sono state seppellite dall'asfalto. Ora rimangono solo davanti al civico 15, e presto spariranno anche da lì.

giovedì 12 febbraio 2004

La speculazione avanza in Via Torlonia






Iniziati i lavori per la costruzione di un palazzo proprio dietro alla Casina delle Civette.

mercoledì 3 dicembre 2003

Le camelie di Villa Torlonia

Articolo de 'Il Messaggero' 3 dicembre 2003

ASPETTANDO PRIMAVERA

Villa Torlonia, bentornata Ninfa del Tebro

Di nuovo al loro posto le trentatré camelie ottocentesche. Alcune sono state “scovate” in Giappone
In primavera, per il periodo della fioritura, porteranno agli occhi dei romani ogni tipo di bianco e di rosso. Candido o purpureo, screziato o cangiante. Profumate e bellissime le trentatré camelie ottocentesche che costituivano il vanto di Villa Torlonia e che furono vittime dei tre anni d’occupazione angloamericana della storica villa sulla Nomentana che fu prima dei Pamphili poi dei Colonna e infine dei Torlonia, sono tornate al loro posto. Un regalo sontuoso che porta la firma del Giardino Romano – Garden Club, associazione di privati cittadini dall’accentuata passione per il verde che ha voluto offrire ai romani e ai numerosi appassionati visitatori della villa la possibilità di godersi ancora le meravigliose camelie.

Per effettuare il ripristino secondo l’originario progetto voluto da Giuseppe Jappelli, architetto paesaggista veneto incaricato da Alessandro Torlonia di dare alla villa l’estrosa vitalità che prima le mancava, si sono messi al lavoro i migliori giardinieri del Comune, curando fin nel dettaglio il ripristino del disegno originale. Per recuperare le stesse camelie utilizzate nell’800, invece, il Giardino Romano – Garden Club si è rivolto al vivaio Monti di Lucca capace di scovarle al di là dell’oceano, in Giappone. «Alcune sono rare – spiega Paola Lanzara che ha ideato per conto del Garden Club il progetto – ma una in particolare è rarissima. Si tratta della Ninfa del Tebro, una delle tre camelie “romane” in quanto nate da un’ibridazione ottenuta dal De Grande proprio qui a Roma». «Per villa Torlonia – ha spiegato l’assessore all’Ambiente Dario Esposito – si è fatto un primo passo molto significativo, che rientra nell’ambito di una più ampia politica di recupero ambientale delle ville storiche romane.

Frutto di questo piano è il progetto di riqualificazione con il quale saranno realizzati interventi di carattere filologico tesi a reintegrare attraverso un’attenta analisi storiografica, la vegetazione originaria venuta meno nel tempo». Frutto dell’opera di recupero filologico è anche il volume “Collezione di camelie antiche a villa Torlonia” curato da Alberta Campitelli del Servizio Ville e Parchi Storici della Sovrintendenza comunale. «Il ritorno delle camelie a Villa Torlonia – ha detto la dottoressa Campitelli – sarà un motivo in più per visitarla e godere del suo fascino di giardino all’inglese. Soprattutto quando verrà completato il piano di recupero e valorizzazione che sarà in grado di offrire ai cittadini musei, teatri, serre, spazi per bambini, biblioteche».
M.G.F.

Vedi anche questo sito sul Camelieto di Villa Torlonia