Al Bunker di Mussolini, appena restaurato, Repubblica
e l’Espresso
dedicano dei servizi (ovviamente pieni di imprecisioni)
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mEMORIA IL COMUNE: NON SI ESCLUDE ALCUNA IPOTESI. PACIFICI: ASCOLTARE I SOPRAVVISSUTI
Museo della Shoah, ore decisive
Sede provvisoria, poi Villa Torlonia
Giovedì il Consiglio della comunità ebraica. Pacifici: «Decidono i sopravvissuti, al di là delle regole». Il Campidoglio teme il danno erariale per i milioni spesi e stanziati
di Al. Cap.
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Giovedì il Consiglio della comunità ebraica romana si riunirà, a porte aperte, e dopo il dibattito - al quale parteciperà anche il progettista Luca Zevi - voterà la linea, l’indirizzo, per il presidente della Fondazione. E se Riccardo Pacifici pare tirare dritto sull’ipotesi Eur - «io farò quello che chiederanno i nostri sopravvissuti, al di là di quello che vogliono dirci le regole della burocrazia, l’opportunità politica, il rispetto certamente anche del lavoro fatto da tanti» - dal Comune, adesso, fanno sapere che «tutte le ipotesi rimangono in piedi». Inclusa quella, allo stato forse più probabile, di una soluzione «provvisoria» per il Museo della Shoah all’Eur in attesa della definitiva realizzazione di Villa Torlonia.
Ipotesi, al momento, visto che il dibattito è aperto anche all’interno della stessa comunità ebraica: di certo, dopo la pubblicazione della notizia sul Corriere , sono state molte le prese di posizione. Interne ed esterne alla comunità: da Gad Lerner al senatore Manconi, dai costruttori dell’Acer all’ordine degli Architetti, che ieri ha rivolto un appello al Campidoglio affinché non solo il museo di Villa Torlonia ma anche altri progetti (dalla città dello sport di Calatrava alla Nuvola di Fuksas) non vengano accantonati. In ogni caso, la discussione è aperta: di certo tra la base della comunità è opinione diffusa che fare il museo in tempi brevi significherebbe garantire ai sopravvissuti la possibilità di vederlo realizzato. Lo dice lo stesso presidente Riccardo Pacifici: «Avendo ascoltato molti sopravvissuti io so quanto loro tengano alla possibilità di vedere il Museo. Su questo l’amministrazione comunale sta ragionando». Il progettista Luca Zevi: «Io rispetto la posizione dei sopravvissuti, per questo credo sia giusto indicare una sede provvisoria per il museo da utilizzare finché non verrà ultimata quella definitiva, a Villa Torlonia». In Comune, dunque, si riflette: ma il rischio di incorrere in un danno erariale (15 milioni spesi per il terreno, oltre venti già stanziati e fuori dal patto di stabilità) sembra adesso infastidire non poco il sindaco Ignazio Marino.
9 settembre 2014 | 11:53
"Niente villa Torlonia. In 3mila metri all'Eur il Museo della Shoah"
Rischia di tramontare il progetto voluto da Veltroni. Comune e comunità studiano la nuova soluzione
di GABRIELE ISMAN e GIOVANNA VITALE Repubblica 1/9/2014
"E' molto più di un'ipotesi: il Museo della Shoah si farà all'Eur, in piazzale Marconi, dove sta l'obelisco, ha presente? Sorgerà su 3mila metri quadrati di nostra proprietà e sarà il più grande d'Europa: perciò siamo molto felici di ospitarlo, soprattutto in questo momento di grande tensione per il popolo ebraico". Pierluigi Borghini, presidente di Eur spa, conferma dal Brasile le indiscrezioni circolate in queste ore: il Campidoglio avrebbe deciso di cancellare il progetto avviato da Veltroni, la costruzione di un grande memoriale dell'Olocausto a Villa Torlonia, per allestirlo nel Palazzo Mostra dell'Arte Moderna, più precisamente sui due piani che oggi ospitano la White Gallery, lussuoso megastore in procinto di chiudere i battenti. E pazienza se non sarà, come sostiene Borghini, il più grande d'Europa: il Jüdisches Museum realizzato nella parte ovest di Berlino dal geniale Daniel Libeskind si sviluppa infatti su cinque piani per circa 15mila metri quadri (anche se poi la superficie espositiva complessiva è di 3mila).
Un'operazione ardita, condotta in gran segreto dall'assessore ai Lavori Pubblici Paolo Masini con alcuni esponenti della comunità ebraica romana, che però rischia di trasformarsi in un pasticcio. Perché se è vero che la fretta è dettata dalla necessità di venire incontro ai desideri degli ultimi sopravvissuti, che da anni aspettano di tradurre un sogno in realtà, diverse sarebbero le controindicazioni. Intanto perché la gara d'appalto per edificare il Museo della Shoah su via Alessandro Torlonia è ormai arrivata alle battute finali (manca solo il nome dell'impresa vincitrice); poi perché il Comune ha già speso la bellezza di 15 milioni per acquisire l'area accanto alla residenza di Mussolini, a due passi dalle catacombe ebraiche; infine perché i 21,7 milioni che il governo Monti escluse dal patto di stabilità e la Cassa depositi e prestiti era pronta a erogare a Roma Capitale (che li aveva regolarmente iscritti in bilancio) per far fronte ai costi dell'opera non sarebbero più utilizzabili. Mandando in fumo 9 anni di progetti, varianti urbanistiche e tanti soldi.
Ma per l'assessore Masini il fattore tempo pare sia determinante. Tutto dev'essere pronto per il 27 gennaio 2015, settantesimo della liberazione di Auschwitz, dove 1024 ebrei romani (tra cui 200 bambini) vennero deportati nel famoso raid dell'ottobre '43. Solo utilizzando uno spazio già esistente, anziché costruire (in 24 mesi) l'avveniristico cubo nero progettato dagli architetti Zevi e Tamburini, ci si può riuscire. Anche a costo di pagare penali salatissime e affrontare ricorsi milionari: tutte eventualità che il Campidoglio ha già messo in conto. Tant'è che avrebbe promesso al presidente della comunità ebraica, Riccardo Pacifici, la consegna delle chiavi della nuova struttura entro questo mese. "Se così sarà, il museo di Villa Torlonia si può considerare definitivamente archiviato", spiegano alla comunità ebraica.
La grande mostra sulle liberazioni dei campi di sterminio, con inaugurazione prevista per il 27 gennaio 2015, si terrà dunque all'Eur, nel Palazzo Mostra dell'Arte Moderna: sarà la prima del nuovo Museo della Shoah, coincidente con la sua inaugurazione. E pazienza se più che nuovo, il museo sarà riciclato: in fondo anche in Europa hanno fatto questa
scelta, allestendo le esposizioni sull'Olocausto in edifici storici (vedi Parigi) o non esclusivi (a Londra è collocato all'interno e costituisce una sezione dell'Imperial War Museum). Roma farà lo stesso: aspettare altri 2 anni, per la giunta Marino, sarebbe stato troppo tardi.